
Nelle ultime settimane abbiamo osservato una dinamica molto violento al ribasso sui petroliferi e in Italia sul titolo Eni. Considerato che è la più grande capitalizzazione italiana, vediamo dal punto di vista tecnico se gli attuali prezzi possono essere considerati un buon livello per entrare lunghi, piuttosto che un segnale di cedimento e ulteriore possibile debolezza. Innanzitutto si segnala lo scarso legame rispetto al mercato, che fa si che il titolo Eni non sia fra i migliori candidati per fare trading direzionale. Mentre un punto a vantaggio è rappresentato dall'enorme liquidità, in grado di assorbire qualsiasi capitale anche in breve tempo.
Il grafico di lungo termine permette di comprendere la dinamica di fondo dell'azione, che è nettamente improntata al rialzo nonostante i lauti dividendi distribuiti nel tempo. Il dividendo è infatti un'importante fonte di extra-rendimento rispetto ai semplici prezzi di borsa, e per un titolo come Eni tale componente è molto consistente. Basti pensare che anche quest'anno, dove molti titoli offrono dividendi molto risicati e in alcuni casi non staccano nemmeno, il dividend yield si avvicina al 6%, in linea ai precedenti anni. nonostante le corpose cedole distribuite, i prezzi invitano ad accumulare sul titolo durante le fasi di negatività. Il rendimento medio annuo dal 1995 (inizio quotazione) di Eni si avvicina infatti, tenendo conto anche dei dividendi distribuiti e del raggruppamento delle azioni del 2001, all'11% annuo, con una volatilità annua abbastanza contenuta.
A questo punto c'è da chiedersi se l'acquisto di Eni non possa oggi (considerando i prezzi relativamente bassi) essere una valida alternativa ad un investimento obbligazionario un po' pepato (ad esempio con un orizzonte di 5 anni), sebbene le asset class richiamate sono completamente differenti per profilo rendimento/rischio. Per rispondere proviamo ad ipotizzare che l'azione continui a distribuire nei prossimi anni lo stesso dividendo in corso per il 2010 (1 euro lordo, 0,875 euro netti). Supponendo questi flussi cedolari, il prezzo del titolo Eni dovrebbe collocarsi tra 5 anni sotto 12,40 euro per far si di annullare tutti i guadagni dei dividendi (linea tratteggiate orizzontale). Graficamente evento oggi abbastanza improbabile, a meno di eccezionali movimenti di mercato (si tratta infatti dei minimi degli ultimi 10 anni di borsa). Il cono di volatilità evidenzia dove il prezzo dovrebbe collocarsi in futuro in condizioni relativamente normali di mercato, ed ancora una volta lo scenario non va ad intaccare la linea orizzontale, che è lo spartiacque tra il guadagnare o perdere.
E' chiaro altresì che ogni occasione di indebolimento verso l'area 16-16,50 euro non farebbe altro che incrementare ulteriormente le chance di ritorno sul medio termine, considerato che non andrebbe ad intaccare in modo significativo la tendenza rialzista di lungo periodo. Anche lo stress test del 2008 è peraltro stato superato con successo, con l'aizone che ha offerto un total return di -15% rispetto ad un mercato molto più penalizzato. Più in ottica di trading, prima di 17,8 euro circa non ci sono particolari resistenza che potrebbero frenare il rimbalzo, a parte la volatilità che si osserverà in concomitanza della trimestrale imminente. (riproduzione riservata)