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25/01/2010 - Ore: 20.39
Perdenti sul campo, vincenti in tribunale?

Dopo Nokia, che ha denunciato Apple in più riprese sostenendo che la società di Steve Jobs ha violato alcuni brevetti, anche Kodak ha presentato una denuncia per motivi simili contro Apple e Rim. La figura del consulente legale si dimostra quindi sempre più importante anche nel settore delle tecnologie avanzate, dal momento che districarsi nel garbuglio internazionale dei brevetti è diventato pressoché impossibile anche per ingegneri specializzati nel proprio settore. Beninteso, la protezione della proprietà intellettuale costituisce le fondamenta dell’attuale sistema, che ha permesso l’incredibile evoluzione tecnologica degli ultimi 15 anni grazie alla corretta remunerazione degli investimenti effettuati in ricerca e sviluppo. Considerato però il numero di cause che ha visto protagonisti big del settore, i quali dispongono di un nutrito numero di consulenti legali e frequentano assiduamente gli uffici brevetti, il dubbio che l’attuale sistema sia vicino al punto di rottura è legittimo. Non è infatti possibile pensare che tante società di successo abbiano consapevolmente violato la legge, esponendosi a possibili sanzioni miliardarie capaci di vanificare non solo gli utili sinora conseguiti, ma addirittura condizionare la strategia a lungo termine della società.

Un dato che salta agli occhi riguarda però non tanto la tipologia di cause, quanto le società che adiscono vie legali, specie negli ultimi tempi. Sarà forse solo un caso, ma in non pochi casi a ricorrere ai tribunali chiedendo il ritiro dal mercato di dispositivi o software sono società spesso in difficoltà commerciali proprio a causa del successo dei dispositivi stessi. Il caso più lampante in questo caso è quello di Nokia contro Apple, che ha atteso due anni prima di accorgersi della presunta violazione dei brevetti da parte di Apple. Per una curiosa coincidenza, in questo lasso di tempo il mercato della telefonia mobile è stato profondamente modificato proprio dal successo planetario di iPhone, e a farne le spese è stata in buona parte proprio Nokia, che ha visto ridursi notevolmente la propria quota di mercato per i cellulari di fascia alta. Giudici e avvocati stabiliranno la correttezza o meno delle affermazioni di Nokia, come quelle più recenti di Kodak e di altre società più o meno note, ma una profonda revisione del meccanismo di registrazione dei brevetti appare sempre meno rinviabile. In un mondo che si muove a una velocità sempre più paragonabile a quella delle informazioni digitali, infatti, a tutela delle società così come del mercato e dei consumatori è indispensabile mettere a punto un sistema che abbatta drasticamente i tempi di registrazione dei brevetti, in non pochi casi contemporanei da parte di più società, elevando al tempo stesso la trasparenza dell’intero processo. Evitando, per esempio, cause a scoppio ritardato. E proprio internet potrebbe coniugare entrambe queste esigenze, magari abbattendo forse i costi diretti e, sicuramente, quelli indiretti legati a successive cause legali più o meno fondate.

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