Milano Finanza
Numero 094
pag. 17 del 15/5/2010
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La doppia partita di Zuccoli
Di
Luciano Mondellini
EnergiaIl numero uno di A2A punta a una veloce soluzione del rebus Edison e a un impegno nel nucleare. Ma il consiglio di sorveglianza frena Ecco gli assi nella manica del manager per vincere entrambe le partiteIn settimana Giuliano Zuccoli, presidente del consiglio di gestione di A2A, si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa. Presentando i dati del primo trimestre della utility lombarda, il manager valtellinese dapprima ha ricordato di essere sempre più «arrabbiato» per la mancata soluzione della governance di Edison (società che l'ex municipalizzata lombarda controlla in coabitazione con il colosso transalpino Electricité de France). Poi ha ribadito la volontà e il diritto di A2A di partecipare alla partita del nucleare all'italiana, tramite la formazione di una cordata (ancora tutta ancora da costruire) con altri player del settore (Iride-Enìa?) e sponsorizzata da istituti finanziari. L'affondo non ha mancato di creare reazioni, visto che già il giorno successivo fonti del consiglio di sorveglianza di A2A hanno fatto sapere che il primo punto nell'agenda dell'utility non è né il nodo Edison né un'eventuale partecipazione al nucleare, ma la riduzione del debito, che al 31 marzo superava 4,3 miliardi. {mfimage} Insomma, a neanche un anno dall'allontanamento dell'ex presidente del consiglio di sorveglianza Renzo Capra (che con Zuccoli aveva dato vita a una gestione della società non priva di dialettica), sembra riproporsi una contrapposizione strategica tra i due organi societari. Da un lato il consiglio di gestione, cui spetta la guida operativa di una società che capitalizza poco meno di 4 miliardi, non vuole lasciarsi sfuggire le opportunità di crescita: per questo vuole chiarire al più presto la situazione in Edison (in modo da trasformare la partecipazione in Foro Buonaparte da finanziaria a industriale e quindi sfruttare le sinergie); inoltre vuole giocare la partita nucleare che, se vinta, consentirebbe un salto di qualità notevole tra i player europei del settore. Sull'altro fronte il consiglio di sorveglianza, che tutelando le esigenze degli azionisti principali (i comuni di Brescia e Milano) è più attento alla capacità di distribuire dividendi da parte del gruppo, è più cauto su nuove iniziative di lunghissimo periodo. Per questo non vede con grande entusiasmo un investimento nel nucleare. Chi vincerà questa partita? Al momento è difficile dirlo, anche perché finora abbiamo assistito solo alle prime schermaglie. Tuttavia è certo che Zuccoli in questi anni si è guadagnato alcuni crediti in svariate sedi e potrà farli valere al momento più opportuno. L'ingegnere valtellinese è ormai da anni alla guida di società di grandi dimensioni (prima di Aem Milano e poi di A2A) e in questo periodo ha saputo trasformarsi da eccellente tecnico del settore energetico in amministratore accorto, capace anche di intuire le esigenze del sistema Paese. Fu infatti A2A ad aiutare il governo a risolvere l'emergenza rifiuti nel napoletano, aggiudicandosi nell'ottobre 2008 la gara per l'inceneritore di Acerra. Si dice per esplicita richiesta del primo ministro Silvio Berlusconi. Così come, nel 2009, sempre sulla spinta di una moral suasion di Palazzo Chigi, l'utility lombarda ha incrementato la sua partecipazione nel gruppo pubblico montenegrino Epcg al 43,7% (con un investimento di circa 470 milioni), diventando così il socio industriale strategico di riferimento della società balcanica. A livello di governi locali, infine, non va dimenticato il grande contributo che quest'anno la cedola A2A ha dato ai bilanci preventivi di Milano e Brescia (soci principali dell'utility ciascuno con una quota del 27,5%). L'utility lombarda è riuscita a distribuire agli azionisti 219 milioni in cedole sul bilancio 2009 (60 milioni a testa per le due città lombarde). E ciò è avvenuto nonostante A2A abbia dovuto chiudere il bilancio 2009 con utili in contrazione del 75% (a 80 milioni) per l'onere, 244 milioni, di una moratoria fiscale legata a un contenzioso con l'Unione europea che risale agli inizi del decennio. Questa distribuzione di denaro agli azionisti ha consentito da un lato al Comune di Brescia di far quadrare il bilancio cittadino, che era fortemente a rischio, mentre dall'altro ha permesso al Comune di Milano di non chiedere sacrifici ad altre aziende partecipate. Tra queste figura la Sea (la società che gestisce gli aeroporti del capoluogo lombardo), impegnata in un importante rilancio dopo l'abbandono da parte di Alitalia dello scalo di Malpensa nel 2008, e che ha potuto così reinvestire gli utili. (riproduzione riservata)
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